venerdì 9 giugno 2017

La Società Ciclistica Cassanese compie 100 anni

Un secolo in sella per la Ciclistica Cassanese

Cento anni fa, nel mezzo della prima guerra mondiale, nasceva la prima squadra ciclistica di Cassano, "dove si mangia pane e ciclismo". Lo celebrano un libro e una mostra

(fonte: varesenews
articolo e fotografie di: Roberto Morandi) 

Un secolo in bicicletta: era il 1917 quando a Cassano nacque il primo veloclub del paese, poi divenuto città. La Società Ciclistica Cassanese festeggia 100 anni di vita, il che ne fa una delle società più antiche della provincia.


In occasione del centenario la Cassanese ha deciso di festeggiare in grande: con una mostra storica (bici, divise, fotografie) e un volume che ricostruisce la storia del club. Fernando Pamio, anima di oggi della Cassanese, cita una vecchia canzone di De Gregori: «La storia siamo noi, nessuno si senta escluso: ho detto a tutti di cercare nei cassetti. Abbiamo un archivio abbastanza limitato ma con un po’ di passaparola abbiamo raccolto diverso materiale».

 (da sin: Mario Raimondi, Fernando Pamio - mio padre, Nicola Poliseno - sindaco, Luciano Cagnola - mio zio)

È una storia lunghissima, iniziata nel 1917, nell’anno della battaglia di Caporetto, quando le biciclette (per dare una idea di quanto tempo è passato) erano i mezzi di trasporto più veloci a disposizione dei soldati, versione moderna del cavallo. Dopo la guerra il ciclismo in Italia vive la prima, fertile stagione del ciclismo eroico: a quel periodo appartiene la figura di Pierino Barbati, uno dei corridori professionisti della Cassanese («che ha corso da indipendente, tesserato per la Cassanese, un Giro d’Italia»).

 (Villa Oliva, Cassano Magnago)

Le pagine del libro raccolgono foto anche molto vecchie, anche se il grosso delle immagini sono quelle del dopoguerra, nell’altro periodo d’oro del ciclismo in Italia, quello tra la fine della guerra e il boom economico, tra la rivalità Coppi-Bartali e il bergamasco terribile Felice Gimondi (per citare i nomi più conosciuti al grande pubblico).

 (presidente Cassanese - Luciano Cagnola - consegna la "targa" al Sindaco, Nicola Poliseno)

(Fernando Pamio consegna la "targa" a Luciano Cagnola)

(Fernando Pamio e Luciano Cagnola con La Presidentessa)


Alla generazione immediatamente successiva – all’alba degli anni Settanta – appartiene invece Mario Lanzafame, altro professionista nato in Cassanese, che è intervenuto molto emozionato all’incontro per il centenario.

(sindaco, Mario Lanzafame, Luciano Cagnola)

Nel libro (la cui copertina è stata realizzata da Federica Pamio e Gianandrea Quadrelli, che hanno anche collaborato alla realizzazione dello stesso) si affaccia – nelle immagini, nei ritagli di giornale – il clima di quello sport popolare e radicalissimo che è il ciclismo. Uno sport che si corre su strada, che in ogni foto di traguardo o di salita cattura una immagine di un paese i di una città, i nomi dei negozi, il volto di qualche appassionato industrialotto o di un direttore sportivo.

 (non ricordo chi fosse...)

 (idem come sopra)

Anche a Cassano era così, anzi più che in altri posti. Alla Cassanese, nel 1981, si è aggiunto il GS San Pietro, la squadra in cui è cresciuto anche Ivan Basso. “Qui c’è anche la storia di una città: molti a Cassano mangiano pane e bicicletta” ha commentato il sindaco Nicola Poliseno. Che ha un sogno in cantiere: portare a Cassano “un arrivo di tappa del Giro”: “l’iter è partito, speriamo”.

 (Luciano Cagnola, Adriano Borghetti)

Alla festa per il centenario, accanto a Pamio e a Luciano Cagnola, c’era anche Adriano Borghetti, vicepresidente provinciale FCI, che ha auspicato che il club possa tornare a proporre qualche gara a Cassano (non è poi così facile).

 (maglie vintage della "Cassanese")

Per adesso si può godere della storia: oltre al libro, c’è anche la bella mostra allestita a Villa Oliva fino al 18 giugno,



con una ventina di bici da inizio secolo in avanti, le divise di lana di un tempo, le foto di piccoli e grandi corridori.


(Da Oggi, 
saranno disponibili in vendita
presso Villa Oliva, 
le magliette della Cassanese)

lunedì 17 aprile 2017

La morte è un'opzione accettabile





“La morte è un'opzione accettabile”- Gabriella Grieco

Edizioni: I sognatori
Pagine: 151


All'inizio del libro, l'autrice ci mostra una stanza d'ospedale. C'è un'infermiera che assiste persone in coma da diverso tempo. Una delle sue assistite è una signora sui quarantacinque anni, con una lunga treccia.

Un paio di capitoli dopo, lo scenario è completamente differente. Veniamo catapultati in una stazione di polizia, dove, un'elegante donna sui cinquant'anni, prenderà in ostaggio due poliziotti.
Da questo momento, il lettore inizierà a percepire una carica di tensione che lo terrà incollato fino alle ultime pagine del libro.
L'elegante cinquant'enne tiene in una mano un detonatore. Dopo essere uscita dal coma, ha passato anni ad allenare il corpo e la mente. ["Prima dell'incidente i suoi muscoli erano scattanti, gambe allenate e braccia forti. E dopo aver restituito tono ed elasticità alla sua mente, era giunta l'ora di risanare anche il corpo. Non le piaceva sentirsi così debole e fiacca. Aveva ripreso a frequentare la palestra praticando gradualmente allenamenti sempre più intensi sotto la guida della sua vecchia allenatrice. Era necessario che lei riacquistasse la sua forza" P. 49].

Grazie alle svariate prove effettuate con l'ausilio di hand grip, i muscoli della sua mano saranno in grado di mantenere la posizione fissa sul pulsante a lungo tempo. Se il dito dovesse sollevarsi dal bottone, per un qualsiasi motivo, i corpi dei due uomini e il suo esploderebbero. Ma lei ha già messo in conto la possibilità di morire: la morte è un'opzione accettabile. E' determinata a ottenere giustizia o vendetta. Non ha più nessun familiare in vita, ha venduto la casa per pagare profumatamente qualcuno che l'aiutasse a raccogliere le prove, a capire cosa è successo veramente. E ora che ha la verità tra le mani è decisa ad andare fino in fondo.


Un libro scritto molto bene, carico di dettagli. L'autrice conosce perfettamente l'argomento di cui parla e non lascia nulla al caso.
Una lettura veloce, trascinante. Consigliata agli amanti del genere giallo / noir. A chi ha voglia di un diversivo per un paio d'ore.

sabato 18 marzo 2017

Mi sono accorta ora...



“Mi sono accorta ora
che oggi indossavo la lingerie
di Mass
bianca, ridotta, con cuori piccolissimi
rossi
acquistata non ricordo dove
con il solo scopo
di farci l’amore.

E i cuori se ne sono andati
al decimo o all’undicesimo lavaggio
un po’ come me e lui
che non ricordo da quanto
ormai ci siam persi
indolori, distanti.

E, ora che ci penso, lui queste
non le ha mai viste”

domenica 8 gennaio 2017

(WO)MEN IN GIALLO - brividi alla tastiera

Il mio racconto "Cuore annichilito" è stato pubblicato, con altri 31 racconti, all'interno dell'antologia "(WO)MEN IN GIALLO - brividi alla tasiera" curata da Costanza Bondi e Viviana Picchiarelli ed edita da Jean Luc Bertoni (Perugia)


Questa è la presentazione del mio racconto:


Dopo i racconti di vita di “Tracce” e l’ironia pungente de “Le vene vorticose”, il gruppo letterario delle WOMEN@WORK torna in libreria e, per l’occasione, si veste di giallo.
In trentadue storie, dalle cifre stilistiche e narrative profondamente eterogenee, gli autori e le autrici selezionati ci conducono attraverso le infinite declinazioni di uno dei più affascinanti generi letterari, regalandoci brividi in punta di tastiera.

martedì 6 dicembre 2016

assolo: testo due di sei - IL CAPPELLO




IL CAPPELLO
“Andai al matrimonio
col mio cappello migliore.
Tutti mi guardavano
la pelle dai fianchi
strabordava.
Indossavo le mie calze
d’acciaio fino
e, sebbene avessi scordato lo smalto,
me ne fregavo!
Avevo pur sempre una cosa
per cui tutti m’invidiavano:
il mio bellissimo cappello”

sabato 26 novembre 2016

Assolo per Joel-Peter Witkin

Buongiorno!

Questo mese, ho collaborato con "word Social Forum - il centro sociale dell'arte" (click!) che ha dedicato un omaggio a Joel Peter Witkin.

Si tratta di sei testi, liberamente ispirati a sei scatti del fotografo.


(testo uno di sei: "CAMMINA CAMMINA")


“Cammina cammina
sciocca bambina imbellettata
col girello d’acciaio fiorito
e il pizzo consunto.
Non li vedi?
Tutt’intorno a te
ridono, sbellicandosi a terra
e anche il pittore s’è fermato.
L’unico è un uomo
immobile sull’uscio
non parla, pensa:
sì, ma chissà a che cosa”
(Lila Ria, 16 ottobre 2016)

sabato 8 ottobre 2016

Buongiorno un cazzo

(FOTO: MUGGS di CHIARALASCURA click! - - -> http://chiaralascura.com/it/ )


Oggi è meglio che me ne stia chiusa in casa. Che io non veda, non senta nessuno. Se qualcuno mi dicesse "Buongiorno!" rischierebbe di avere come risposta quella della tazza.
Non riesco a scrivere: da tanto, non so da quanto. Sono arenata nell'attesa di giudizi da editori per la mia raccolta di racconti, in attesa che un editore mi dia le dritte per una raccolta poetica - che poi invierò ad altri editori - e mi sento un'emerita cogliona, incapace, per il riscontro avuto questa mattina da un editore, sul mio romanzo - ancora quello "TUNNEL" che ho in ballo da anni. Millenni.
Dopo che questo editore mi aveva dato un feed back positivo, ero entusiasta. Abbiamo lavorato insieme quattro ore. Poi io da sola nei mesi di agosto e settembre (ho riscritto tutto il romanzo nei week end. Ho eliminato circa 100 pagine. Mi sono sentita soddisfatta, una gran figa per esserci riuscita). E poi stamattina altre due ore di lavoro, alla fine delle quali mi sono sentita un'incapace.
Non sono una scrittrice. Non sono nessuno. Sono una che, a volte, scrive. Che ha dei momenti "più creativi" e dei momenti in cui si sente una nullità.
Non so se sia così per tutti. 
E' che la scrittura di un romanzo ti prende davvero tante energie. Energie che io, forse, ora non ho più.
E' sempre stato amore / odio con questo testo. Fin dai tempi del corso di scrittura creativa. C'erano giorni in cui, come oggi, volevo mandare affanculo tutto e darmi alle ricette di cucina.
Ho iniziato a scrivere perchè mi svuotava. Mi faceva piangere, ma poi mi sentivo meglio.
Oggi no. Non è colpa dell'editore: è colpa mia. Ma oggi aver riletto / rivisto con lui una parte del romanzo, ha fatto riaffiorare le mie insicurezze di anni fa.
Per me, scrivere, non è mai stato divertente. E' sempre stato un sopperire a un bisogno.
Il fatto di essere ora arenata, di non avere idee nuove e di non riuscire a definire idee vecchie... è piuttosto frustrante.
Mi chiedo dove sia finito tutto. Mi chiedo perchè io abbia questi umori così altalenanti. Mi chiedo perchè io debba stare così male. E se ne valga la pena.
O molli, una volta per tutte.